Contrada Lardia

di Beatrice Basile

Gli ipogei di contrada Lardia (Sortino)

Contrada Lardia. Mappa

Contrada Lardia. Mappa

La contrada Lardia, a nord-est di Sortino, comprende una breve pianura delimitata da due alti dossi collinosi di forma allungata, fra i quali, fino a pochi anni addietro, scorreva un piccolo corso d'acqua, oggi captato, che irrigava la valletta, determinandone la feracità. Ai due lati della valle che si apre a ventaglio verso oriente si disloca, irregolarmente disposta in diversi livelli sulle opposte pendici dei colli, una serie di ipogei, arcosoli e grottoni che denuncia la presenza di un abitato paleocristiano e che non è ignota alla letteratura archeologica. Agli inizi degli anni Sessanta, questa zona, come molte altre del territorio di Sortino, fu soggetto delle attente ricognizioni di Giuseppe Agnello, che per primo si era reso conto della ricchezza del tessuto archeologico di età paleocristiana che le tracce di superficie, troppo poco indagate, facevano intuire; in particolare egli dedicò ad alcuni punti del territorio uno studio approfondito, che ebbe come esito l'individuazione e la pubblicazione di quattro gruppi di necropoli, corrispondenti evidentemente ad altri insediamenti. Di essi, la necropoli di contrada lardia costituiva quello più cospicuo e più articolato, comprendendo arcosoli isolati, ipogei a pianta geometrica e tombe a fossa sub-divo in ordinata disposizione, e induceva giustamente ad ipotizzare l'esistenza di un centro abitato piuttosto popoloso.

G.Agnello esaminò una buona parte degli ipogei che si affacciano sulla valletta, scaglionati a mezza costa sul costone roccioso di una delle colline, e ne eseguì una serie di rilievi; ma pochi dati potè esumere in ordine alla cronologia dovendo basarsi soltanto sui frammenti ceramici trovati all'esterno degli ipogei (l'interno era in buona parte ingombro di terra d'accumulo). Il rinvenimento di un frammento di piatto in sigillata africana di tipo "D", decorato con chrismon impresso nel tondo interno, e le considerazioni inerenti alle caratteristiche strutturali degli ipogei (in particolare la presenza dei baldacchini) avevano comunque indotto lo studioso ad avanzare una datazione in età postcostantiniana, tra la fine del IV e la prima metà del V sec. d.C.

Veduta della necropoli

Veduta della necropoli (Foto Gioacchino Bruno)

In seguito, a parte brevi ricognizioni di superficie nessun intervento fu effettuato nella zona della Lardia fino all'estate 1989, quando un finanziamento dell'Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali consentì l'esecuzione di una parte almeno di quei lavori di pulitura e scavo che lo stesso agnello auspicava per l'acquisizione di dati più probanti ai fini della datazione. Data la quantità enorme di terra che aveva invaso gli ipogei lo scavo dovette essere limitato ai primi tre della serie individuata da Agnello; ma i risultati ottenuti sono stati senz'altro superiori alle aspettative, avendo gli ipogei rivelato (al di sotto di poderosi interramenti che talora raggiungevano m. 1,50 di altezza e il cui livello più basso conteneva i resti, irrimediabilmente sconvolti, delle tombe violate), non solo di uno stato di conservazione migliore di quello che la visione di superficie lasciava presagire, ma anche la presenza di diversi elementi orginari (fra cui due tombe intatte), utili alla determinazione cronologica. Al termine dei lavori appariva chiara, inoltre, l'inadeguatezza dei rilievi presentati nella prima pubblicazione, inevitabilmente condizionati dalla parziale occlusione degli interni, che impediva di apprezzarne compiutamente l'articolazione. E' sembrato pertanto opportuno aggiornare lo stato delle conoscenze su questa piccola parte dell'area indagata, sulla base dei risultati conseguiti, dei quali si fornisce una relazione preliminare.

Schizzo prospettico di un ipogeo

Schizzo prospettico di un ipogeo

Tombe sub divo

Tombe sub divo (Foto di Gioacchino Bruno)

I tre ipogei, situati a breve distanza l'uno dall'altro, si affacciano a nord, sulla valletta, con un'entrata preceduta da un breve corridoio d accesso a cielo aperto, scavato nel pendio roccioso della collina. I corridoi (della lunghezza variabile fra 3 m. e 5,5 m., e della larghezza compresa fra 1,2 m. e 1,4 m) immettono in una stradella stretta e irregolare, a fondo naturale, praticata sul declivio roccioso in corrispondenza dell'allineamento degli ipogei; si tratta evidentemente di una piccola strada di servizio della necropoli, che correva alla base del costone roccioso in cui erano scavati gli ipogei. Di essa restano oggi, chiaramente visibili, pochi tratti, indiziati dagli antichi tagli della parete rocciosa che ancora si conservano agli angoli dei punti di incrocio con i corridoi.

Tutti gli ipogei erano stati radicalmente violati in antico, e molte delle strutture avevano subito consistenti danni provocati da un utilizzazione agricolo-pastorale perdurata fino a pochi decenni fa; ma lo sgombero delle terre accumulate all'interno ha permesso comunque di ricavare una serie di dati, inerenti all'icnografia e all'inquadramento cronologico.

Ruderi del frantoio di contrada Lardia

Ruderi del frantoio di contrada Lardia. (Foto: Dario Minnalà)

© Vincenzo Scamporlino per Siciliantica sede di Sortino ©