U Nummu ru Gesu

di Beppe Giuliano
Foto di Nunzio Bruno. Tutti i diritti riservati

Gli avvenimenti legati alla ricorrenza della Settimana Santa comprendono una serie di eventi che coinvolgono non solo il contesto cristiano-religioso, ma anche quello legato al folklore e alla cultura di molti paesi e città della Sicilia; di lunghissima tradizione, e tuttora molto significative, risultano infatti quelle testimonianze pasquali che arrivano dai moltissimi angoli della nostra isola. Da non sottovalutare è infatti la tradizione pasquale sortinese, che oramai da secoli, dà il suo più intenso contributo nella notte del Giovedì Santo. I sortinesi sono infatti molto legati ad un tradizionale evento, detto "U Nummu Ru Gesu", che in italiano sta a significare "Il nome di Gesù". Si tramanda infatti che, a seguito dell'immane terremoto del 1693 (che, come è noto, distrusse molti centri della Sicilia Sud-Orientale), dalle macerie della chiesa di S. Maria del Casale fu rinvenuta la statua di Cristo alla Colonna; questa fu portata alla chiesa Madre, ma il sacrestano e il parroco di allora, nel notare quella statua seminuda e mal ridotta, non la vollero in chiesa, e fu allora posta nella chiesa Santa Sofia, ove tuttora si trova.

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Statua lignea di Gesù alla colonna

La stupenda ed imponente statua viene pertanto portata in processione per le vie di Sortino il Venerdì Santo. Alle quattro del mattino, tutto il paese viene infatti svegliato dallo sparo di alcune bombe; i sortinesi, addormentati e infreddoliti, si radunano davanti al piazzale della chiesa di Santa Sofia. Quando il portone si spalanca, tutti i presenti possono notare la statua portata a spalla dai devoti portatori, seguiti a ruota dalle due bande musicali del paese.
La processione, che solitamente dura all'incirca tre ore, si snoda per le vie del paese: una folla silenziosa ed in preghiera accompagna la statua mentre la banda cittadina intona le marce funebri dedicate all'evento, la più famosa è " Allori e Lacrime " meglio conosciuta come "a tririci", dal numero d'ordine del libretto musicale.E' di particolare suggestione il tratto che riguarda l'attraversamento del sagrato della Chiesa Madre: infatti la statua di Gesù, per il rifiuto che ricevette quando fu ritrovata dopo il terremoto del 1693, quando arriva davanti al sagrato della Chiesa Madre viene portata con una lunga ed estenuante corsa attraverso tutto il sagrato, mentre la porta centrale della chiesa si chiude fragorosamente. Molta importanza e suggestione rivestono i grandi falò dislocati per le vie del paese, che ardono con maggior intensità al passaggio della statua, e che riscaldano i fedeli infreddoliti in processione. La preparazione dei fasci di legna, in passato, iniziava circa un mese prima, quando i giovanissimi giravano casa per casa in cerca di qualche offerta in denaro o di qualche fascio di legna. Si organizzava, pochi giorni prima della farata, grazie l'aiuto degli adulti, più esperti, la sistemazione "de fraschi" in prossimità del luogo di accensione e il suo successivo impilamento, ovvero la disposizione in linea verticale dei fasci in modo da creare una piramide pronta ad ardere e sviluppare fiamme alte anche 10mt, cosa che avveniva durante il pomeriggio del giovedì santo, e che veniva denominata "u nfasciamentu".
La sera del giovedì, se permesso dai genitori, era rito trascorrere la notte all'aperto e di guardia aspettando l'ora dell'accensione. Quei pochi minuti in cui le fiamme erano alte lasciavano in corpo così tanta adrenalina da non rimpiangere minimamente il freddo, la fatica e il sonno irrimediabilmente persi.

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Farata di San Francesco

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