Il sagrato della Chiesa Madre

di Franco Raffa

Questi appunti per fissare in uno scritto l'iniziativa che ha reso possibile la fruizione ottica di un capolavoro dimenticato. Il sagrato della Chiesa Madre frutto della perizia di maestranze locali, realizzato quasi trecento anni fa, con pietre bianche e nere raccolte in mezzo ai campi, e non ciottoli di fiume, è ancora oggi nella sua interezza, salvo pochi e rari interventi, un manufatto originario, come concepito e realizzato a corredo di un intervento urbanistico architettonico.

Alcune precisazioni descrittive su tale capolavoro possono incuriosire l'occhio distratto del sortinese che lo calpesta in maniera frettolosa e per nulla attento a quanta maestria è stata impiegata per realizzare un simile capolavoro.

Il sagrato non è una piazza pubblica, ma è uno spazio privato di esclusiva proprietà della Chiesa Madre di Sortino a servizio della quale è stato concepito con una funzione scenografica e artistica, per fare risaltare nel disegno geometrico delle tessere bicromatiche la mole dell'edificio sacro. La facciata barocca e il sagrato si fondono in armonia, rappresentano il frutto di una concezione spaziale che si sviluppa in un crescendo di emozioni. La vista d'insieme si percepisce accedendo dalla scala di via Municipio, la scala oggi ripida, sostituisce i gradoni a mosaico che portavano al sagrato con una alzata più allungata. La facciata della chiesa cattura subito l'attenzione del visitatore, infatti la costruzione scenografica originaria permetteva di capire il primato tra la chiesa ed il marchesato, il cui palazzo restava adombrato dalla mole del tempio sacro.

Lo spazio, deputato agli eventi sacri e ai riti religiosi, è stato concepito come un tappeto, con disegni geometrici che riprendono l'ornamento dei vancali della nostra tradizione. Anche i vancali non erano tappeti ma entravano nella dote matrimoniale a corredo del letto. E' uno spazio quindi di uso pubblico per finalità, infatti appartiene ai sortinesi che lo possono vivere nelle ricorrenze e attraversarlo come via di collegamento per accorciare le distanze. La cosa particolare di questo spazio è che è stato concepito come spazio privato chiuso il cui muro di cinta era ornato dai pilastri con le anfore sovrastate dalle pigne, simbolo della fertilità. Il mancato uso quotidiano l'ho ha preservato a lungo, mentre l'uso anche improprio lo danneggia.

Si estende su due lati della chiesa la parte più imponente è prospiciente la facciata principale, rivolta a est. Il rettangolo è ben delineato da una linea retta di lastre rettangolari calcaree che ne scandiscono lo spazio separando la grande superficie a mosaici geometrici nell'alternanza dei quadrati e dei rombi con il gradone che ha un mosaico più ornato che geometrico davanti alle quattro porte di entrata al tempio sacro, inoltre l'innesto del rettangolo laterale avviene a spigolo su una retta, cateto di un triangolo isoscele che si forma a taglio sulla piazzola della scala di accesso.

La linea retta separa i due lati a mosaico in maniera trasversale per non far perdere la sequenza geometrica dell'immagine d'insieme. Il gradone di accesso ricade all'interno di un trapezoide la cui base maggiore è a est e la minore la facciata della chiesa i due lati si dipartono dagli spigoli esterni della facciata. Il mosaico qui assume forme diverse i cerchi e la ripartizione in medaglioni, i cantonali della facciata sono punto di partenza di 8 raggi in calcare bianco che sulla punta recano un disco. Il lato prospiciente la porta secondaria che guarda a sud è invece caratterizzato da una sequenza di due grandi quadrilateri ornati, con gli angoli smussati, alcune volute e due grandi cerchi ripartiti in parti concentriche, in corrispondenza della porta il mosaico forma un grande calice.

In corrispondenza della porta principale è raffigurato, invece, un grande sole con sedici punte equivalenti alla somma degli 8 raggi per cantonale. Il grande soleè formato da un disco centrale, oggi frantumato, con raggi in calcare bianco che risaltano sulle tessere vulcaniche. Gli elementi lapidei in calcare bianco sono molto consumati e ben si prestano a far sedimentare le acque meteoriche e i detriti che si compattano come terreno vegetale, provocando la crescita di erbe spontanee. Lo affiancano due cerchi ben delineati ed una serie di rombi. In corrispondenza delle due porte minori il mosaico raffigura una serie di piccoli rettangoli alternati nei due colori che formano due grandi cerchi.

A confine della via principe di Piemonte in corrispondenza della via Specchi due gradoni servono a superare il dislivello con una serie di rettangoli con soggetti diversi.

Gli interventi manutentivi nel corso del secolo trascorso sono stati molto limitati, non più di tre il primo per trasformare la scala di accesso su via Pacini e via Municipio quella più piccola in corrispondenza della porta laterale che era veramente sconnessa. Alcuni interventi saltuari per il ripristino delle tessere e da ultimo con la realizzazione "dell'ovile" sono stati ripristinati alcuni punti con un intervento poco azzeccato.

La bellezza del sagrato si può ammirare, in questo momento, nella sua visione d'insieme, dopo il sapiente e capillare intervento di pulizia ad opera di un gruppo di volontari capitanati da SiciliAntica. Alcuni volontari, dotati di grande spirito di abnegazione e forte senso civico, non è retorica ma distinguo, hanno sacrificato una parte del loro tempo per ripulire lo spazio di tutti ma su cui nessuno interveniva. Da anni nessuno si è mai curato di avviare una bonifica dello spazio. Il classico scarica barile che rende difficilissimo manutenzionare un bene storico e rende facile destinare immani risorse a nuove opere pubbliche scelte politiche per il territorio, ma questo discorso trascende la presentazione del lavoro dei volontari.

Ai volontari deve andare il plauso della collettività per avere, in maniera autonoma, recuperato uno spazio comune che merita una maggiore valorizzazione per essere fruibile anche ai turisti. Sono questi uomini comuni che sono riusciti a superare le difficoltà burocratiche amministrative sulla proprietà, sui vincoli, sulle competenze, sulla complessità di una gestione del patrimonio artistico monumentale. Per ripulire questo monumento, senza nulla di trascendentale, occorreva solo una cura ordinaria nello spazzamento semestrale e non tanto il decespugliamento annuale del prato su uno spazio che prato non doveva essere considerato. La mancata rimozione di trentanni di sedimentazione di detriti, le vistose buche di svellimento delle tessere hanno permesso l'accumulo di un terreno fertile che dava la particolare configurazione di un campo e non di un sagrato a mosaico.

L'opera di pulizia, proposta dal sottoscritto, di rimuovere la sedimentazione accumulatasi negli anni, senza intaccare le competenze di nessuno e senza bisogno di alcuna autorizzazione, (abbiamo avuto il solo permesso necessario quello del Parroco per asportare la sporcizia!) si è potuta concretizzare grazie alla disponibilità iniziale di Dario Minnalà, Luigi Ingaliso e Fabio Giaccotto. Insieme abbiamo concordato la data del primo intervento per il 6 di settembre in concomitanza con la festa di Santa Sofia, ma anche per contenere gli effetti devastanti della canicola e contemperare nostri impegni.

La domenica del sei settembre i primi volontari a mettere mano alle scope Nuccio Silluzio, chi scrive, Luigi Ingaliso, Dario Minnalà ,Giuseppe Pettinato e Fabio Giaccotto alle 8.00 in punto hanno iniziato a spazzare i detriti depositati sul gradone di accesso alle porte della Chiesa. Si sono uniti a questa insolita iniziativa di spazzamento Enrico Caruso, Mauro Magnano, Mario Bonanno, Stefano Pattavina, Mario Lo Nero, Emilio Calafiore, Antonio Magnano, Sebastian Custode la signorina Grasso. L'impresa è stata resa ardua per la particolarità del mosaico che, negli interstizi delle tessere, consente il deposito di materiale organico. Tale peculiarità ha comportato un uso diligente di scope e ramazze per asportare il terreno vegetale che si era formato, reso fertile dagli escrementi dei piccioni. Questa sua particolare fertilità, ha permesso la crescita di erbe selvatiche superficiali. Infatti gli strumenti, le scope consumate di casa, alcune palette per insaccare e i frattazzi con le setole rigide, hanno sopperito in maniera egregia all'azione di pulizia. E' da dire che si sono succeduti, gradualmente, alcuni interventi: trattamento con diserbante nel mese di luglio, un passaggio del decespugliatore e uno spazzamento superficiale nel mese di agosto che hanno preparato il terreno allo spazzamento mirato dei volontari nel mese di settembre.

L'alzata del gradone poi presentava un accumulo alto 10 cm che è stato rimosso restituendo la visibilità dell'alzata del gradone, in prossimità degli scoli prospicienti la via Municipio il deposito del terriccio accumulato era spesso più di 10 cm e tutti i canali di scolo erano otturati.

La tenacia, dei volontari, la loro voglia di fare un qualcosa di diverso ha permesso, in quattro domeniche di settembre, la realizzazione di un radicale intervento di pulizia conservativa del mosaico geometrico che oggi, restituito all'originaria visione può essere goduto nell'insieme.

Inoltre la buona volontà e l'amore per le pietre di questo paese hanno spinto il gruppo a sobbarcarsi con allegria cotanta mole di lavoro, la lungimiranza del soffiatore indossato da Dario ha accorciato notevolmente i tempi di intervento e poi il gruppo ristretto dei volontari, per fortuna, sono rimasti pochi mentre i tanti che avrebbero dovuto pensare a questa bonifica si sono ben guardati dall'aderire all'iniziativa. Ai più si può solo suggerire si salire la scala esterna della Canonica per godere un bel quadro d'insieme dall'alto del mosaico laterale, questa visione non comporta fatica, quella rimane ai pochi, comunque ne vale la pena e appaga l'animo dei pochi e gli occhi dei più!

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