Convento dei Padri Cappuccini

di Franco Raffa

Prima di presentare il tour del gruppo dei soci di SiciliAntica di Sortino che hanno visitato il Convento dei Padri Cappuccini voglio sottolineare come ho avuto modo di avvicinarmi a SiciliAntica per la curiosità di visitare le tombe castellucciane di contrada Favara. E' stato Pippo Minnalà a farmi sorgere il desiderio e la curiosità di visitarle, mentre Dario Minnalà, appena mi ha potuto regalare un po' del suo tempo, mi ha condotto per quella valle sopra la Favara per visitare un luogo che non conoscevo.

La descrizione di un mondo che fu, desunto dai cocci di terracotta, dalle pietre disseminate vestigia di mura e dalle tombe, poche in vero, ma bastanti come segno tangibile di una realtà primitiva che lì si era radicata, prima della civiltà di Pantalica ha colmato le lacune di una zona che sconoscevo. Sono felice di aver scoperto in questo modo l'esistenza, della grande tomba castellucciana mutilata nelle sue colonne e adattata nel corso dei secoli dalle popolazioni che vi stanziavano, oltre alle altre tombe a fornello con il grande riquadro che sebbene poche testimoniano, come segni indelebili ,lo sviluppo di una civiltà.

La sera, il caldo, l'interessante conversazione con una guida dedicata a farmi scoprire particolari di indagine archeologica sullo scavo a sezione per l'impianto dei pali eolici l'opportunità di notare l'ornitos vulcanico in una zona calcarea mi hanno affascinato maturando l'idea di avvicinarmi al mondo di SiciliAntica.

Nel mese di Giugno, chiesi a Dario se coinvolgendo un gruppo dei soci di SiciliAntica era curioso di vedere il quadro di San Sebastiano, di proprietà della fraternità cappuccina di Sortino. Con il permesso del guardiano e con la disponibilità di padre Fiorenzo un gruppo degli associati ha avuto l'opportunità di visitare la Chiesa dell'Addolorata e il convento annesso dei frati minori cappuccini.

L'ingresso nella chiesa a navata unica realizzata nel settecento accosta il visitatore al mondo dei francescani: è semplice e lineare. La volta è stata decorata verso la fine del 1800 con due affreschi: la Vergine Maria che fa dono dell'indulgenza plenaria della porziuncola a san Francesco e meno visibile all'occhio distratto del visitatore, in quanto coperto dal coro ligneo, quello della Stella Maris che sovrasta il mare in tempesta su cui una barca viene sbattuta dalle onde e le vele recano il sigillo papale e i colori del vaticano. Segno tangibile che il cammino della procella, guidata dalla chiesa nel turbinio del mondo è scortato dall'occhio vigile della Madonna.

La chiesa reca segni tangibili di decori lapidei e lignei, secondo la regola francescana che privilegia l'uso di materiali semplici e poveri. Il lavoro di esperti e fini ebanisti che vivevano nel convento come frati conversi ha impreziosito l'altare.

La grande composizione in legno di cipresso fa da grande cornice ai sei dipinti su tela in alto racchiuso in quadrato inserito tra due volute troneggia l'immagine di Dio raffigurato come un anziano assiso tra le nuvole, sovrasta il grande riquadro centrale. A destra l'arcangelo Raffaele che guida un giovane alla fede e a sinistra l'Arcangelo San Michele che sfodera le armi calpestando il drago. Due riquadri più piccoli sovrastanti le porticine di accesso alla sagrestia a sinistra una natività con toni chiaroscuri segnati dal tempo lasciano intravedere un bambino vivacissimo che cerca di prendere il pane su un cesto sorretto da due angeli, a destra S.Anna e San Gioacchino sorreggono e mostrano Maria bambina. La pala centrale maestosa per effetto scenografico nella sapiente costruzione pittorica dello spazio tridimensionale affascina e suscita una forte emozione. Il dolore che traspare dalla caduta del Cristo sotto il peso della croce è partecipato. La scena è carica di patos, il chiaroscuro domina la scena, solo il corpo di Cristo emana luce e su questa luce l'artista ha costruito la scena e realizzato lo spazio tridimensionale. Un effetto scenografico bellissimo.

A queste tele fa da cornice il capolavoro di Fra Angelo da Mazzarino che dopo sedici anni di lavoro ha reso unica la Chiesa: la custodia del Sacramento, questa è stata realizzata come facciata convessa di una chiesa barocca, impreziosita dalle nicchie con le figure degli apostoli Pietro e Paolo accanto alla porticina della Custodia, i santi arcangeli Michele e Raffaele, sull'esterno quattro santi dell'ordine cappuccino Fra Felice da Cantalice e fra Fedele da Sigmaringa, San Francesco e Sant'Antonio da Padova, Santa Sofia e Santa Lucia. In Alto troneggia l'Immacolata e sopra una cupola in cuoio martellato un crocifisso. La bellezza della custodia è data anche dal sapiente uso dei materiali intarsiati che impreziosiscono il manufatto ligneo: avorio e tartaruga, radica di rosa, albicocco ulivo e il fico d'india essiccato con un particolare effetto di marmorizzazione lo rendono unico. Anche Il paliotto dell'altare contribuisce all'unicità del manufatto questo è cuoio martellato con disegni floreale ed è frutto di maestranze locali che hanno realizzato l'intera dotazione dei paliotti custoditi in una cella del Convento e che si usavano per le solennità della Vergine, per la settimana di Pasqua o in occasione delle ricorrenze di alcuni santi dell’ordine francescano.

La visita è proseguita davanti alla tomba del venerabile Fra Giuseppe Maria da Palermo.

Padre Fiorenzo ci ha poi introdotti al convento facendo ammirare il pregevole casciarizzo, e la serie di paramenti sacri esposti in una teca di vetro. Il chiostro e le meridiane, la statua marmorea di Sant'Antonio da Padova attribuita al Gagini datata del 1525. Nella biblioteca, per, l'occasione, Padre Fiorenzo ci ha presentato il San Sebastiano restaurato. Un capolavoro, un quadro che ha colpito i presenti per la tangibile illusione del corpo che fuoriusciva dalla tela. La costruzione della tridimensionalità spaziale nel gioco dei chiaroscuri della tela fa quasi toccare con mano i muscoli in tensione di un corpo "bello" statuario che promana sofferenza. Il volto è appena percepibile con la luce fioca che lo avvolge, le labbra accennano una smorfia di dolore, lo sguardo è estasiato, ma è la possenza del corpo che soffre per il dolore delle frecce inflitte che cattura l'occhio: un'emozione fortissima. La ricca biblioteca ricoperta di scaffali da terra al soffitto è il segno tangibile di un passato culturale non indifferente di questo Convento sede della facoltà teologica per i Cappuccini di Sicilia. Una visita interessante che ha aperto ai Soci uno scrigno di opere d’arte.

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