Pantalica

Tratto da: Nel Regno dei Siculi.
Pantalica, la Valle dell'Anapo e Sortino.

di Dionisio Mollica
Foto: Dario Minnalà

Pantalica: la scheda

Pantalica è un massiccio montuoso isolato da burroni e profonde vallate segnate, a nord, dal fiume Calcinara e Bottiglieria, a sud dall'Anapo, a nord-ovest dal torrente Sperone. La sua posizione strategica ne fece, sin dal XV secolo a.C., una vera fortezza naturale. L'unico lato non delimitato da valli e precipizi, è quello di Filiporto, a sud-ovest. Essendo un punto debole del massiccio fu fortificato, in età greca, mediante un lungo fossato difensivo. Sulla sua sommità, a 408 metri d' altezza, restano le rovine dell'Anaktoron, il Grande Palazzo del Principe, gloriosa testimonianza del Regno dei Siculi.
Ad essi, in più di duemila anni di storia, si avvicendarono Greci e Bizantini, Arabi e Normanni.

Altitudine massima: 472 m.
Superficie: 80 ha.
Perimetro: oltre 5 km.
Perimetro: oltre 5 km.
Importanza archeologica: con oltre 5000 celle funerarie, distribuite nelle varie necropoli Nord, Nord-Ovest, Sud, Filiporto e Cavetta, costituisce la più grande Necropoli d'Europa. E' il più grande centro protostorico siciliano, uno dei più antichi esempi di comunità urbana e di architettura funeraria rupestre.
Toponimo moderno: la sua origine è controversa. Vi è chi ritiene che risalga al periodo bizantino e chi all' epoca greca. Se si accogliesse tale ultima ipotesi il toponimo sarebbe da ricondurre alle "Pentelite", che, in età greca, indicavano simbolicamente luoghi privi di una funzione urbana. Identificazione storica: in passato si proponeva l'identificazione con l'antica città di Erbesso. Oggi tale ipotesi è definitivamente tramontata e appare più credibile la tesi che riconduce Pantalica al Regno di Hybla.

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Mappa del sito di Pantalica.

IL REGNO DEI SICULI A PANTALICA

Scrivere di Pantalica non è facile. Si ha subito la consapevolezza di muoversi su un terreno che non è solo fatto di certezze. [...]
Secondo la ricostruzione storica più attendibile, la Sicilia, tra il XV e il XIII sec. a.C. era abitata dai Sicani e caratterizzata dalla diffusione della cultura di Thapsos, il centro più importante della Sicilia Orientale, situato lungo la costa. Anche la civiltà iniziale di Pantalica sarebbe stata, quindi, Sicana. [...] Quando poi, nel XIII sec. a.C. (intorno al 1270 a.C.) gli attacchi dei siculi si fecero sempre più incessanti, si ebbe un vero e proprio esodo della popolazione costiera verso la zona montuosa di Pantalica. [...] La sua posizione naturale, su uno sperone roccioso circondato da valli impervie e burroni, ne faceva una roccaforte inaccessibile. [...] E' il XIII sec. a.C. e l'assetto antropico e politico della Sicilia è in continua evoluzione. I Sicani, vinti in battaglia dai Siculi, vengono scacciati verso la parte meridionale ed occidentale dell'isola (Tucidide). [...] L'antica Sikania (Sicilia) fondata dai Sicani diventa Sikelia. [...] Fiorisce la Pantalica dei Siculi, che, fra alterne vicende, diventerà il più importante abitato della Sicilia Orientale. [...] Ma prima di scoprire l'affascinante storia di Pantalica è giusto accennare alla sua identificazione storica.

[...] Già nel 1558 il Fazello aveva proposto di identificare Pantalica con Herbessus ed a questa tesi avevano aderito in un primo tempo anche l'Orsi, il Beloch, l'Evans ed altri. [...] In un secondo momento tuttavia, lo stesso Orsi, confortato dai risultati della ricerca sul campo, era costretto a ricredersi ed a ritenere che l'identificazione di Pantalica con Herbessus lo vedeva a dir poco "esitante e perplesso". [...] Successivamente però, si è fatta strada un' altra tesi che, confortata da gran parte degli archeologi moderni, identifica Pantalica con l'antica Hibla. Secondo tale ricostruzione, avanzata dall'archeologo francese Francois Villard (e sostenuta in seguito da Bernabò Brea, Tusa ed altri), i Siculi, nel corso dell'insediamento sulle montagne di Pantalica, fondarono Hybla, governata dal Re Hiblon, considerato l'ultimo Re di Pantalica. Il dominio di Hiblon si estendeva per tutto l'altipiano del Monte Lauro e lungo la costa fra Augusta e Siracusa, la popolazione viveva invece in massima parte a Pantalica. Quando i megaresi, guidati da Lamis, furono scacciati da Leontinoi, si rivolsero a Hiblon perchè concedesse loro un pezzo di terra dove fondare Megara Hiblaea.
[...] Nonostante la componente guerriera fosse "una costante delle strutture sociali sicule" (La Rosa), si può ragionevolmente ritenere che il nucleo portante della comunità fosse costituito da addetti all'agricoltura. Il pascolo, la caccia, la coltivazione dei campi, che certo non era resa agevole dalla particolare asprezza della zona, costituivano le attività primarie dei Siculi. Ma anche la produzione ceramica e metallurgica ebbe sicuramente un ruolo sempre crescente.
[...] L'intensa produzione ceramica e bronzea agevolò e favorì rapporti commerciali con il mondo esterno, e soprattutto con l'Italia Meridionale. Anche con la Grecia Micenea si intrecciarono scambi diretti e continuati.
[...] L'impervia posizione naturale poneva Pantalica in una roccaforte inaccessibile. [...] Il grande palazzo del re, l'Anaktoron, era situato sull'altipiano, in una posizione privilegiata e di preminenza geografica. Il palazzo costituiva il centro politico ed economico della città. [...] Nel suo interno l'Orsi trovò i resti di una fonderia per le armi e ciò lo indusse a presumere che l'attività metallurgica bellica fosse esclusivo privilegio del principe.
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Pantalica: Anaktoron. (Foto: Dario Minnalà)
[...] E' probabile che la popolazione, per esigenze di difesa, vivesse proprio entro i confini della mura di fortificazione e che nelle immediate vicinanze del castello vi abitassero le famiglie più abbienti. Si tratta ovviamente solo di un ipotesi (Bernabò Brea) essendo ancora realemnte sconosciuto il centro abitato della città.
[...] La concezione sicula della morte denota una vera e propria cultura del rito funebre. La costruzione dei sepolcri, scavati nella roccia viva, era certamente un'impresa non priva di pericoli, ardua, ma sempre volta all'accurata ricerca della posizione più "comoda" per il defunto. I Siculi, dice l'Orsi, "legati alla vita ed a cavalcioni d'un travicello si facevano calare nei punti più inaccessibili, dove campati in aria, dovevano vincere il lavoro più grave dell'apertura dell'ingresso prima di mettersi dentro al sicuro".
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Tombe sicule (Foto: Dario Minnalà)
[...] Il processo di lavorazione era quindi inevitabilmente lungo e complesso e certamente in esso trovavano un qualche impiego il fuoco e l'acqua. Le tombe più antiche dell' età del bronzo, generalmente a deposizione singola, sono soprattutto a pianta ellittica e piuttosto piccole. [...] I sepolcri dell'età del ferro sono spesso rettangolari o quadrangolari e si distinguono per la presenza di "lettucci funebri risparmiati nella roccia" (Maniscalco).
[...] Nella fase più antica il cadavere veniva adagiato su un fianco, con gli arti piegati, in una posizione simile a quella del sonno o del feto nel grembo della madre. Nell'età del ferroil defunto veniva invece disposto disteso, col capo sul capezzale e i piedi verso l'uscita. Tranne rarissimi casi, l'inumazione della salma era sempre accompagnata dalla deposizione di un corredo funebre nel sepolcro: vasi, rasoi, pugnali, armi, aghi, fibule o altri ornamenti.
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Necropoli della Cavetta (Foto: Dario Minnalà)

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Necropoli di Filiporto. (Foto: Dario Minnalà)
[...] Secondo una suddivisione ormai generalmente accolta, il periodo siculo di Pantalica può dividersi in quattro fasi:
  1. XIII - XI sec. a.C. (1270 - 1000 a.C.): è la cosiddetta fase del bronzo recente, e comprende la necropoli Nord e nord-ovest, e una parte della necropoli sud. E' il periodo più florido di Pantalica, il periodo in cui riesce ad imporre la propria potenza e cultura.
  2. XI - IX a.C. (1000 - 850 a.C.): è la cosiddetta fase del bronzo finale; ad essa, secondo alcuni archeologi, sarebbero attribuiti solo tre corredi tombali e pochi altri frammenti. Anche questo è uno dei grandi misteri di Pantalica e tra gli esperti della materia le interpretazioni sono diverse.
    La scarsità di reperti a questo periodo sarebbe attribuibile, secondo alcuni, ad un temporaneo periodo di decadenza di Pantalica. [...] Vi è invece chi ritiene (Bietti Sestieri) al contrario, che Pantalica in questo periodo abbia continuato a vivere, ma in una sorta di isolamento ed arroccamento culturale e strategico.
  3. Prima metà del IX sec. e l'VIII sec. a.C. (850 - 730 a.C.): è la cosiddetta prima età del ferro, che comprende le necropoli di Filiporto, Cavetta e la maggior parte della necropoli sud. Di questo periodo è pure una necropoli (con un centinaio di tombe) che si trova nella sponda opposta del Calcinara, nelle rocce sovrastanti i ruderi di un vecchio mulino, di fronte la necropoli nord. In questa fase Pantalica attraversa un periodo di grande splendore e la sua popolazione, come dimostrano le immense necropoli, è in forte aumento.
  4. 730 - 650 a.C. : la cosiddetta seconda età del ferro (età del Finocchito). Anche in questi decenni la vita continua ininterrotta. Ma ancora per poco. Appartengono infatti a questo periodo solo un esiguo numero di tombe. Una grave minaccia si va profilando all'orizzonte: l'arrivo dei coloni corinzi guidati da Archia. I corinzi, infatti, fondarono Siracusa (733 a.C.), occuparono Ortigia ed iniziarono la fondazione delle prime colonie greche sulle coste orientali della Sicilia. In questo periodo, tra il 733 a.C. e il 644 a.C. (fondazione di Akrai) si colloca la distruzione di Pantalica.
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Necropoli Nord (Foto: Dario Minnalà)
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Necropoli Sud (Foto: Dario Minnalà)

LA " PENTALITA' " GRECA

Con la fine della civiltà sicula a Pantalica, avvenuta tra l'VIII il VII sec. a.C., inizia uno dei periodi più misteriosi e controversi della storia di questa terra. In effetti, se in via di principio sarebbe logico presumere uno stanziamento di civiltà greca a Pantalica, di tale insediamento non esistono prove certe.
[...] L'illustre archeologo Paolo Orsi infatti, già dal 1889, rinvenendo soltanto pochissimi reperti di tipo greco, azzardava l'ipotesi "...che la popolazione di Pantalica sia stata completamente espulsa o ridotta a così piccola cosa, che le sue memorie ci sfuggono completamente".
[...] Solo successivamente, durante gli scavi condotti da Bernabò Brea nel 1964, cominciò a profilarsi qualche elemento di novità: venne alla luce un piccolo santuario di età greca, dedicato alle divinità Demetra e Kore. [...] Ma ciò non prova che il sito di Pantalica fosse rimasto abitato come "polis". Nemmeno il fossato costruito presso la cosiddetta Porta di Pantalica, nella sella di Filiporto, nell'unico punto vulnerabile del massiccio di Pantalica, è sufficiente ad indicare se il sito fosse abitato in età greca. Sembra ormai certo, infatti, che tale fortificazione sia di struttura greca databile intorno al V sec. a.C.. A tale epoca appartiene anche l'acquedotto (che sarà poi distrutto dagli Ateniesi durante l'assedio di Siracusa, intorno al 413 a.C. e ripristinato nel 1576 dal Marchese di Sortino Don Pietro Gaetani), tuttora in funzione, che ha inizio nei pressi della confluenza tra l'Anapo e il Calcinara e che conduce l'acqua sino a Siracusa.
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Fossato greco. (Foto: Dario Minnalà)
[...] In tale periodo, secondo alcuni, potrebbe ricondursi l'origine del toponimo Pantalica. E' in piena età greca, infatti, che nascono e si diffondono le "Pentelite", vale a dire dei luoghi con cinque pietre confinarie e con carattere sacro, che indicavano simbolicamente siti che avevano esaurito la loro funzione di polis. Pantalica sarebbe divenuta quindi una Pentalita, un luogo simbolico da rispettare.

BIZANTINI, ARABI E NORMANNI: GLI ULTIMI CONQUISTATORI

Nel 535 d.C., il generale bizantino Belisario, con un corpo di 7500 soldati, sbarcava nei pressi di Catania cogliendo di sorpresa la guarnigione dei Goti. L'operazione del Generale Belisario fu rapidissima: dal 535 al 536 tutta la Sicilia fu in mano ai Bizantini.

[...] Il territorio di Sortino, che inizia ad essere frequentato sin dal IV sec. d.C. era abbondantemente popolato da numerosi nuclei abitativi paleocristiani: è facile intuire che doveva trattarsi di agglomerati piccoli, assai poveri, abitati da gente semplice e tranquilla. Una popolazione, insomma, che non aveva particolari esigenze difensive e che mai avrebbe abbandonato i propri comodi villaggi se non costretta dall'imminente minaccia di un nuovo pericolo: gli Arabi. [...] Vi era un solo luogo che avrebbe potuto costituire un sicuro rifugio naturale: Pantalica. Progressivamente perciò, parte della popolazione cominciò a spostarsi sul grande massiccio di Pantalica, che torna così nuovamente a popolarsi. E' difficile dire con esattezza in che misura e quando tale spostamento si sia verificato. Può ragionevolmente ipotizzarsi tuttavia che esso sia avvenuto tra il VI-VII sec. e l'VIII sec. d.C. E' in questo periodo, infatti, che l'Orsi colloca storicamente l'insediamento bizantino di Pantalica., la cui vita cesserà, presumibilmente, verso la fine del IX sec. d.C.
Un grande agglomerato urbano, titpicamente rupestre, costituito da centinaia di vasti cameroni rettangolari spesso comunicanti fra loro.
[...] Il più grande nucleo abitativo era presso il fianco meridionale di Filiporto, con almeno 150 unità abitative e, nei pressi di un impressionante baratro, l'oratorio di San Micidiario.
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Oratorio di San Micidiario (Foto: Dario Minnalà)

Un altro villaggio, più piccolo del precedente, con l'oratorio di S. Nicolicchio, si trovava sul versante meridionale di Pantalica.
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Oratorio di San Nicolicchio: affreschi (Foto: Dario Minnalà)

Al centro della montagna, presso l'inizio della Cavetta, vi era un terzo gruppo di abitazioni, stranamente privo di edicole religiose..
Infine, sul versante nord, lungo il viottolo che scende verso la valle del Calcinara/bottiglieria, vi era il quarto gruppo di abitazioni, il cosiddetto villaggio settentrionale, con il relativo oratorio del Crocifisso.
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Oratorio del Corcifisso: affresco (Foto: Dario Minnalà)

[...] Dei modi e dei tempi dell'occupazione araba a Pantalica, in verità, non si hanno notizie. Anche delle condizioni e della vita dell'abitato si sa ben poco. Edrisi, storico arabo, nel 1154 la chiama Buntarigah (l'Anapo diventa Nahr Buntarigah, ossia fiume di Pantalica). La conquista araba dell'isola cominciò con lo sbarco a Mazara il 15 luglio dell'827 protraendosi per 75 anni.
[...] Agli inizi del secolo XI, i Normanni iniziarono la conquista della Sicilia. I guerrieri venuti dal Nord occuparono Siracusa nel 1085 e, nel 1091, espugnarono Noto, l'ultima grande roccaforte della Sicilia. Dell'epoca normanna a Pantalica non vi sono notizie sufficienti a consentire una completa ricostruzione storica. L'unica fonte pervenutaci (Fra malaterra, cronista ufficiale dei Normanni) risale al 1092 e riferisce che gli Arabi del castello di pentargia, "fortissimo per lo sito in una roccia tutta stagliata" avendo appreso la notizia della morte di Giordano, figlio del conte Ruggiero e signore feudale del luogo, "tumultuavano ebbri di gioia". Ciò naturalmente scatenò l'ira del conte Ruggiero, che, giunto a Siracusa, per provvedere alle esequie del figlio, mosse subito contro i ribelli del castello di Pentargia. Giunto sul posto, "superata la difficoltà dei luoghi e l'ostinazione dei difensori, impiccò per la gola i caporioni... e cavò la pazzia a questa città..."
[...] Nessun'altra notizia si ha di Pantalica in epoca normanna. Tuttavia, in una bolla del 1093 di Urbano II, comprensiva delle città della diocesi di Siracusa, viene citato il toponimo Pantegra, che è da identificarsi certamente con Pantalica.
[...] Improvvisamente però il toponimo Pentargia o Pantegra sparisce nel nulla, inghiottito negli infiniti silenzi di pantalica.
[...] Con l'incoronazione di Re Ruggiero II (1130), si avvia la formazione del Regnum, si aprono le porte del Feudalesimo e nesce una nuova struttura associativa urbana: il Castellum. E' in quest' epoca, infatti, che deve porsi l'origine del Castellum di Xortino, (o Xuthinum). Ma non più a Pantegra o Pentargia, dove pian piano la vita si spegne (probabilmente anche per effetto del terremoto del 1169), bensì in un diverso sito (nella vallata sud-est dell'odierna Sortino).

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